La Battaglia di Torino del 1706
La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni. In Borgo Vittoria, una storia a cielo aperto racconta la vittoria piemontese contro il Re Sole
Lo storico Riccardo Gervasio, in una sua pubblicazione, si rammaricava , con rimpianto che « ormai si sono ridotti a ben pochi gli edifici, le ville, chiese e cascine che furono testimoni del memorabile avvenimento » del 1706.
A Torino, nel Borgo Vittoria, così chiamato in virtù di quella grande e fondante vittoria sui Francesi, una serie di strade e viuzze richiamano alla memoria i fatti che, nel 1706, hanno visto svolgersi in questa zona l’epilogo del lungo assedio portato dai Francesi alla Città di Torino. Le possiamo seguire, come una cartina geografica di quel tempo.
Via Vittoria e piazza della Vittoria fanno riferimento diretto ed esplicito all’esito della battaglia che determina la sconfitta delle truppe del Re Sole.
All’esterno della chiesa della Vittoria, inoltre, una cripta completata nel 1959 conserva l’ossario dei caduti durante la Battaglia del 1706 nel territorio di Borgo Vittoria.
Iniziamo la nostra ideale passeggiata da via del Ridotto, la prima trasversale di via Chiesa della Salute, da corso Venezia a via Stradella 48. Il nome ricorda le opere di fortificazione, edificate a scopo di difesa e di offesa verso le truppe francesi, che costellavano le campagne intorno alla città di Torino assediata. Oggi è nota ai torinesi più per il poliambulatorio e gli uffici della U.S.L. che per le rimembranze storiche che potrebbe evocare.
Via Vibò, trasversale di piazza Chiesa della Salute, va da corso Venezia 17 a largo Giachino 104. Essa celebra la figura del prelato Michele Antonio Vibò (Torino, 27 settembre 1630 – 12 febbraio 1713I); il 27 novembre 1690 è nominato Arcivescovo metropolita di Torino, carica che regge sino alla morte. Sotto il suo episcopato si apre uno scontro fra poteri: il 20 marzo 1700 Mons. Vibò fa affiggere un editto con cui pretende di annullare i pronunciamenti amministrativi del 1697 e del 1699 in materia tributaria, i quali impediscono che nuovi beni godano delle esenzioni spettanti ai chierici e si richiede che il “placet” per i nuovi chierici dipenda dall’approvazione dell’autorità tributaria, allo scopo di commisurare il numero degli ecclesiastici alle effettive esigenze delle parrocchie. Il 17 agosto il Senato ordina di strappare i manifesti vescovili e dichiara nullo ogni provvedimento dell’Arcivescovo: inizia, così, un aspro conflitto, che si risolverà soltanto fra il 1727 e il 1728.
Via Principe d’Anhalt è una via interna che collega piazza Chiesa della Salute e via Villar 46; ricorda il prussiano Leopoldo I di Anhalt – Dessau, stratega al servizio del Principe Eugenio. Nel 1705 Leopoldo è inviato in Italia, dove il 16 agosto combatte nella battaglia di Cassano d’Adda. Nell’Assedio di Torino è il primo a entrare negli accampamenti nemici (7 settembre 1706).
Via d’Allery evoca, indirettamente, il precedente assedio del 1704 – 1705 alla rocca di Verrua Savoia, difesa in un primo momento dal Conte Pietro de la Roche d’Allery, la cui tenace resistenza rallenta l’avanzata delle truppe franco – spagnole e fa guadagnare tempo prezioso per apprestare le ultime fortificazioni a Torino; il d’Allery continuerà il suo servizio durante l’Assedio del 1706, come Governatore della Cittadella.
Via Daun, parallela a via D’Allery, è un altro interno fra la grande piazza e via Villar. Deve il nome al feldmaresciallo austriaco Wirich Philipp Lorenz von Daun (Vienna 1669 – Vienna 1741), maggiore generale dell’esercito austriaco dal 1701. Cinque anni dopo, scrive la sua pagina militare più alta, mantenendo il controllo della Cittadella, di cui è comandante, sino al 7 settembre, quando Torino è liberata dall’arrivo del Principe Eugenio. Gli verranno conferiti i titoli di Conte di Teano e di Marchese di Rivoli.
Via Conte di Roccavione richiama il nome di un comandante delle truppe sabaude impegnate nella battaglia decisiva. Il suo percorso si svolge fra via Stradella 90 e corso Grosseto 149.
Il toponimo di via delle Trincee non ha bisogno di alcuna spiegazione, in quanto si riferisce alle trincee e ai camminamenti qui allestiti. Essa si sviluppa da largo Stradella a via Valfenera.
Via Marchese Visconti è intitolata ad Annibale Visconti, generale imperiale, appartenente al ramo cadetto dei Visconti di Saliceto; parallela di via Valfenera, va via Stradella 54 a via Boccardo.
Tre anguste vie hanno nomi particolari.
Via degli Approcci, che collega via Stradella 30 a via Chiesa della Salute 26, non ha niente a che fare il corteggiamento: gli “approcci” erano camminamenti infossati, realizzati a supporto delle linee fortificate.
Via del Campo, omonima della via genovese che ha visto crescere il cantautore ligure – piemontese Fabrizio De André, va da via Stradella 56 a via Vittoria ed è emblema di uno dei luoghi della Battaglia.
Via dei Fornelli deve il suo nome ai “fornelli” costruiti nel 1706, utili a far esplodere le mine preparate per la difesa e collocate al disotto del livello del terreno. Il suo breve percorso si compie fra via Boccardo 40 e via Vibò 43.
Non ci tragga in inganno via Fontanella (da via Stradella 30 a via Chiesa della Salute 36). La sua intitolazione, che richiama un Comune in provincia di Bergamo, potrebbe riportarci alla memoria la figura della religiosa Marianna Fontanella, detta popolarmente “Maria degli Angeli” (Torino, 7 gennaio 1661 – Torino, 16 dicembre 1717). Nona degli undici figli dei conti di Santena (Giovanni Fontanella di Baldissero e di Maria Tana di Santena), studia presso le suore cistercensi di Saluzzo. Nel 1676, vinte le resistenze dei familiari, abbraccia la vita religiosa tra le carmelitane scalze del monastero di Santa Cristina a Torino. A trentatré anni è eletta priora della comunità. Dietro suggerimento di Sebastiano Valfré fonda un monastero a Moncalieri, ma Casa Savoia la trattiene a Torino, per la sua ascetica spiritualità e per il sostengo dato ai torinesi, durante le ultime fasi dell’Assedio del 1706.
Sull’onda della nostalgia che emerge dal citato Gervasio, rimane emblematico delle trasformazioni storiche un edificio che, fra abbandono, demolizioni e un recente restauro, è un testimone muto di quell’epoca: la ex Cascina Fossata. Eretta nel Seicento, forse deve il nome ai Marchesi Fossata, che la vendono al decurione Tommaso Lorenzo Bernero nel 1701. Per la sua posizione strategica, posta sulla linea di circonvallazione, la Cascina Fossata diventa uno dei punti principali di difesa della città, fortificata e adibita a magazzino della controvallazione nord. Nonostante i restauri intervenuti nella seconda metà del Settecento, a opera del duca del Chiablese Benedetto Maurizio di Savoia, nuovo proprietario, la cascina conservava una parte che fu testimone degli scontri del 1706: la costruzione che chiude il cortile verso levante, su via Fossata, con le finestrelle strette e lunghe che potevano essere sfruttate per una difesa efficace durante l’assedio. E qui si chiude il nostro viaggio fra le memoria del 1706, nel “Borgo della Vittoria”.
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