Indagine a ritroso nel tempo, in cerca di ipotesi e di verità nascosta. 1ª puntata.
Dopo gli scontri in Valsusa si è aperta una voragine per una ricerca di occulte verità. In primis, siamo partiti alla ricerca della data dell’approvazione della TAV e di quello che è accaduto nel frattempo, fino ad ora.
Anche se nel 1991 ci furono i primi importanti passaggi politici italo-francesi, il vero percorso istituzionale della Torino Lione comincia formalmente nel 1994-1996 e attraversa governi di orientamento politico diverso.
La cronologia essenziale e relative fonti ricavate dal Web
- 1994 – Il collegamento ferroviario Torino-Lione entra tra i 14 progetti prioritari europei individuati dal Consiglio europeo di Essen. È quindi già concepito come infrastruttura strategica europea. (Servizi Torino)
- 15 gennaio 1996 – Italia e Francia firmano a Parigi l’accordo che istituisce la Commissione intergovernativa (CIG) incaricata di preparare la nuova linea. Questo è il primo vero atto istituzionale bilaterale del progetto. (Presidenza del Consiglio)
- 29 gennaio 2001 – Viene firmato a Torino l’accordo italo-francese per la realizzazione della nuova linea. È un passaggio decisivo: viene costituita anche LTF, la società incaricata degli studi e dei lavori preliminari. (Parlamento)
- 2002 – Il Parlamento italiano ratifica quell’accordo con la legge 228/2002. Quindi non siamo più di fronte a una semplice intenzione politica: l’impegno internazionale diventa legge dello Stato. (Storia della Camera)
- 30 gennaio 2012 – Italia e Francia sottoscrivono un nuovo accordo, destinato a sostituire le parti incompatibili degli accordi precedenti e a disciplinare concretamente realizzazione ed esercizio dell’opera. (Temi)
- 2014 – Il Parlamento italiano ratifica quell’accordo con la legge 71/2014. (Temi)
- 24 febbraio 2015 – Nuovo accordo italo-francese per l’avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera.
- 8 marzo 2016 – Protocollo addizionale, firmato a Venezia.
- 20 dicembre 2016 – Il Parlamento italiano approva definitivamente la ratifica; segue la legge 5 gennaio 2017, n. 1, entrata in vigore il 13 gennaio 2017. È un passaggio particolarmente significativo perché autorizza formalmente l’avvio dei lavori definitivi. (Gazzetta Ufficiale)
Nel 2018-2019, il primo governo Conte era sostenuto da M5S e Lega. Il Movimento 5 Stelle era storicamente contrario alla Torino-Lione e nel 2019 commissionò una nuova analisi costi-benefici.
Il 7 agosto 2019, però, il Senato si trovò su a discutere diverse mozioni sulla TAV. La mozione del M5S contraria alla prosecuzione fu respinta, mentre passarono mozioni favorevoli alla prosecuzione. (Senato Italiano)
È improprio dire «Conte ha approvato la TAV», ma è altrettanto improprio sostenere che il governo Conte abbia bloccato definitivamente l’opera. Anzi, la crisi politica del 2019 finì per lasciare in piedi il progetto.
E c’è un paradosso politico notevole: la TAV è stata portata avanti attraverso governi di centrosinistra, centrodestra e governi tecnici, fino ad arrivare a un governo Conte nel quale sedeva il M5S, storicamente No TAV.
Inoltre, la ratifica fondamentale del 2017, quella che autorizzava i lavori definitivi, era avvenuta sotto il governo Renzi, con un Parlamento nel quale il provvedimento aveva ricevuto una maggioranza politica ampia. (Camera)
La Torino-Lione è quindi un progetto internazionale costruito attraverso più di trent’anni di decisioni istituzionali italiane ed europee e attraverso governi di colore politico diverso.
Adesso andiamo ad analizzare agli scontri di questi giorni
Qui la cronaca è davvero pesante. Le cifre vanno nella direzione giusta: le ricostruzioni più recenti parlano di oltre 120-130 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, e di oltre un milione di euro di danni nella sola area di Chiomonte. Sono stati inoltre identificati centinaia di partecipanti. (Corriere Torino)
Spicca un altro elemento che merita attenzione: le cronache descrivono non semplicemente una manifestazione degenerata, ma azioni organizzate contro il cantiere e contro il dispositivo di sicurezza, con l’impiego di pietre, fuochi e altri strumenti offensivi. Il questore di Torino ha parlato esplicitamente di un tentativo di trasformare la Valle in un laboratorio di guerriglia urbana.
Non è un fatto accertato sostenere che: «è una guerra contro lo Stato». Molto più solido è parlare di «una escalation di violenza organizzata contro il cantiere e le forze dell’ordine», la cronaca ne dimostra la gravità.
La segretaria PD Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno condannato esplicitamente gli atti violenti e manifestato solidarietà alle forze dell’ordine. Schlein ha parlato di violenze «inaccettabili» e di una condanna «senza esitazioni e senza tentennamenti».
Ma contemporaneamente esiste una differenza politica importante tra condannare la violenza e contestare il modo in cui il governo la interpreta. Ed è proprio su questa linea che si sta sviluppando lo scontro politico.
La vicenda torinese è ancora più eloquente: nel Consiglio comunale di Torino, durante la discussione successiva agli scontri, PD e altre forze della maggioranza hanno preso le distanze dalla violenza, mentre AVS non si è unita alla condanna e il M5S ha esposto una bandiera No TAV.
Quindi, se vogliamo essere rigorosi e imparziali è utile separare i tre soggetti che oggi vengono continuamente mescolati:
- La questione ambientale.
È legittima. Una grande infrastruttura attraversa una valle già fortemente trasformata e la popolazione ha il diritto di contestarne impatto, costi e utilità. - La questione politica.
È altrettanto legittimo discutere se la Torino-Lione sia ancora utile, economicamente sostenibile e strategicamente necessaria. Ma bisogna ricordare che non è nata ieri e non è stata imposta da Meloni: è il risultato di una sequenza istituzionale che attraversa almeno trent’anni. - La violenza.
Qui il discorso cambia radicalmente. Un conto è contestare una decisione dello Stato; un altro è assalire un cantiere, danneggiare beni pubblici e privati e ferire sistematicamente decine e decine di agenti con un’azione di guerriglia organizzata che viene da lontano.
Scenario del paradosso che sta insinuando un clima di odio che fa molto male al presente e al futuro del nostro Paese.
Proprio perché la sinistra ha avuto un ruolo importante nella storia istituzionale della Torino-Lione, c’è una domanda politica legittima da porre: non «perché la sinistra è No TAV?», che sarebbe storicamente falso, ma perché una parte della sinistra contemporanea sembra avere difficoltà a tracciare una linea netta tra il diritto alla protesta e la violenza politica?
Questa strada di indagine non va tracciata prima di aver verificato caso per caso le posizioni dei singoli partiti e dirigenti. Altrimenti si corre il rischio di fare giornalismo coinvolgente ed efficace ma facilmente attaccabile.
Dunque, mentre accingiamo alla ricerca di finanziatori e di coinvolgimenti esteri nella destabilizzazione di alcuni Stati, dopo i fatti di Giaglione di Susa, ci siamo soffermati sulla memoria politica della TAV, sulla metamorfosi della protesta e sulla ingarbugliata situazione di uno Stato che oggi viene attaccato per un’opera che è stata decisa, ratificata e riconfermata da una lunga successione di governi.
Prossimi sviluppi di un’indagine in divenire. La pista russa? Altri scenari di una organizzazione internazionale.
Carlo Mariano Sartoris

Se paragonassimo la vicenda a un fine pasto (che fine non fa intravvedere), ne verrebbe fuori una macedonia composta da frutti dolci, acidi, amari, dolciastri, insipidi, che aggrediscono il palato lasciando in bocca un sapore disorientante. Grazie Carlo per averci chiarito le idee “storiche”, che mettono in evidenza la confusione e l’incoerenza di certi partiti. Esecrebile, poi, la violenza e l’odio che traspaiono da gli ultimi episodi di aggressione alle Forze dell’ordine… – fomentati da chi? -, in linea con quelli dei trent’anni precedenti. Che amarezza, altroché macedonia variegata… attendo la descrizione dell’insalata (russa) nella prossima puntata.
grazie, È un invito che stimola un certo tipo di indagine giornalistica che, se supportata da qualche certezza su cui concentrarsi, diventa interessante in primis per l’autore. Fortunatamente il Web aiuta certe ipotesi. Vedremo. Non basterà la prossima parte. Finita un’ipotesi se ne apre un’altra
Molto interessante, soprattutto per fare chiarezza sull aspetto storico……aspetto le prossime informazioni. Sempre bravo
Condannano la violenza senza se e senza ma, ci dobbiamo chiederci 2 cose:
se tali fatti danneggiano notevolmente la sn chi ne è veralmente il responsabile!!!!
Se di tale opera la sua utilità ne discutiamo da 30 anni è veramente necessaria!!!!
Buongiorno, grazie, questa ipotesi è trattata nell’articolo. Credo che la risposta sia da un punto di vista ambientale/politico molto ingarbugliata e di difficile interpretazione.
Prendere a sassate i poliziotti è un’altra storia.
Grazie ancora per il commento.
Articolo dettagliato con analisi dei passaggi storici molto approfonditi. Resta il “mistero” dei mandanti, che come sappiamo molto spesso non sono gli attori della stessa commedia. Chi siano questi teppisti che commettono delitti è difficile da comprendere… potremmo conoscere il loro nome ma molto difficile capire chi sia il loro burattinaio…