A 600 giorni dalla violenza estrema dei palestinesi nei confronti dello Stato di Israele, una riflessione ed un triste bilancio.
Nella giornata di oggi l’Unione Giovani Ebrei d’Italia (UGEI) ha riflettuto sul fatto che “sono trascorsi 600 giorni dal brutale attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Un atto di violenza estrema che ha colpito al cuore Israele e cambiato l’intera regione”.
Senza parteggiare per questa o quella fazione non si può dare torto a questi giovani che, con coraggio, hanno sostenuto che “il ritorno delle 58 persone ancora nelle mani di Hamas rappresenta una responsabilità morale che non può essere rimandata: i vivi, affinché possano intraprendere un percorso di guarigione; i deceduti, affinché ricevano una sepoltura dignitosa”.
Fa impressione che in Italia la Sinistra, sempre pronta a parlare di pace e diritti umani, non si renda conto che l’Organizzazione Terroristica “Hamas” ha ancora in ostaggio 58 persone, 58 vite umane.

Bene dicono i Giovani Ebrei d’Italia quando affermano che “il protrarsi della loro prigionia non fa che acuire l’immensa sofferenza delle famiglie e di tutti noi”.
E’ angosciante che la Comunità Internazionale faccia finta di nulla dinanzi a tanta violenza e a quel che è accaduto quel 7 ottobre 2023.
Tutti criticano il Primo Ministro dello Stato di Israele, Benjamin Netanyahu, per una difesa ritenuta “esagerata” ed “ingiustificata”. Nessuno, però, dice che “non possiamo permettere che l’attesa dei familiari si trasformi in rassegnazione. La liberazione degli ostaggi è il primo passo indispensabile per ricucire le ferite della società israeliana e permettere al Medio Oriente di costruire un futuro libero dal terrorismo, basato sulla sicurezza e sulla dignità di tutti”.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite sta dormendo dinanzi alla situazione in Medio Oriente e molti stanno criticando la posizione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, “Forza Italia”, che, nuovamente oggi, ha detto che Netanyahu sta esagerando e va fermato.
Alla comunità politica va detto quello che dicono i tanti Giovani Ebrei Italiani, ossia, “è tempo di riportarli a casa”, “Bring Them Home Now!”.
Il tema è scottante, delicato e provoca dolore nel cuore di chi, essendo umano, ancora ne ha uno.
