Garlasco tiene banco nella scena pubblica e sui social. Ci sono “velate accuse” all’operato del RIS di Parma. Il Generale dei Carabinieri, Luciano Garofano, non ci sta.
Garlasco era un comune anonimo, sconosciuto ai più, di scarso interesse, ma da qualche tempo non si parla d’altro. Dopo la morte di Chiara Poggi si è citato migliaia di volte il nome di Garlasco e sui social sono milioni gli hashtag che si riferiscono alla cittadina pavese.
Tanti giornalisti, genetisti, avvocati, medici legali ed opinionisti si sono pronunciati, in un senso o nell’altro, sul caso di Garlasco.
Il Canale YouTube “Goat Crime Curry”, nella giornata odierna, sotto l’hashtag “#garlasco” ha detto: “Il Generale Luciano Garofano, storico comandante del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma tra il 1995 e il 2009, ha coordinato le indagini tecnico-scientifiche e del DNA sui casi di cronaca nera più complessi ed efferati d’Italia. Successivamente al congedo, ha continuato a occuparsi di casi rilevanti come consulente tecnico”.
L’importanza di questo video è grande perché in questi giorni – come ben dicono i colleghi di “SKYTG24” – “il caso dell’omicidio di Chiara Poggi (Delitto di Garlasco) è tornato al centro dell’attenzione pubblica a causa di una bufera giudiziaria e mediatica che coinvolge direttamente l’ex generale del RIS di Parma, Luciano Garofano, sentito dalla Procura di Pavia come persona informata sui fatti alla fine di settembre 2026”.
Da giorni non si fa altro che parlare del fatto che ci sarebbe stata una presunta – e di presunzione si deve parlare – “scomparsa” di analisi negative del DNA. La trasmissione “Vita in Diretta” di RaiUno, ha realizzato un servizio dal titolo: “Garlasco, nascoste prove a favore di Stasi?”.
In questo servizio il Generale Garofano ha detto: “Non accetto le strumentalizzazioni, da parte di nessuno. Posso escludere – per quella che è la fiducia totale che avevo nei miei collaboratori – che ci sia stato un nascondimento, o comunque una minore linearità e trasparenza in quegli atti”.

Parole chiare, nette, non fraintendibili. E’ normale che un Comandante difenda l’operato del suo Reparto e dei suoi sottoposti. Sarebbe anomalo il contrario.
Nel medesimo servizio di RaiUno si dice che “la Procura di Pavia getta ombre sul suo [di Garofano n.d.r.] operato nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi”.
Anche queste sono asserzioni forti e pungenti a cui il Generale Garofano risponde così: “La Procura, in quel comunicato, ha segnalato che nell’indagine del 2007 non sono stati trovati i dati grezzi di un’analisi negativa che poi è stata consegnata a novembre alla Procura di Pavia”.
Cosa sarebbe presuntamente “sparito” allora?

“Io non credo che noi abbiamo fatto gli errori, e gli orrori, che vengono riferiti dalla difesa di Alberto Stasi. Io non credo che ci siano stati questi errori e questi orrori” ha ancora detto il Generale Luciano Garofano.
“La Procura di Pavia – nella nuova indagine – non ha dubbi. Sui pedali della bicicletta bordeaux di Alberto Stasi non ci sarebbe il DNA della vittima” spiega il giornalista RAI e poi, rivolgendosi al Generale Garofano dice: “Hanno parlato di complotto”.
La risposta di Garofano è stata piccata: “Ma ci mancherebbe. Ma quale interesse noi avevamo, al RIS di Parma di allora, a cercare, tra virgolette, di truccare le indagini per favorire che cosa?”. In effetti i Militari dell’Arma non hanno interesse a che venga arrestato questo o quell’altro soggetto.
Al RIS, poi, ci sono Militari che sono autentici “studiosi da laboratorio e da ricerca” che hanno passione e competenza per la scienza. Perché veicolare il messaggio che al RIS di Parma si parteggia per questo o quell’indagato? A chi giova questo?
“Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre conoscenze e lo abbiamo fatto al meglio della nostra serietà e scrupolosità” ha ancora aggiunto Garofano.
“Il DNA di Chiara sui pedali c’è, è stato dimostrato, e posso escludere che ci sia stato qualche cosa che noi possiamo aver nascosto. Rimangono in piedi tutti gli altri indizi che – dopo cinque processi – hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi e che adesso sembrano dimenticati. Non accetto questo tipo di insinuazioni e di velate accuse” ha poi chiosato il Generale Luciano Garofano.
Chi ha ragione? Chi ha torto? Solo eventuali nuovi processi potranno chiarire dubbi, ombre, presunti complotti.
Per ora sta in piedi la narrazione di “Goat Crime Curry” che dice: “Garlasco tutti ci mentono”.
